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Musa Jaiteh, I am Spartacus

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È ormai consolidata ed evidente la presenza della squadra di rugby Spartacus RSC in provincia di Caserta, già presentata alla stampa all’inizio di questo anno accademico.
Oggi inauguriamo quella che sarà la rubrica I AM SPARTACUS.
La leggenda narra che dopo che l’esercito degli schiavi ribelli guidati da Spartacus venne sconfitto dalla legione romana; un generale romano chiese agli schiavi sopravvissuti alla battaglia di indicare chi di loro fosse Spartacus, altrimenti sarebbero stati giustiziati. Per salvarli Sartacus si proclama con la frase “Io sono Spartacus”, ma dopo di lui uno ad uno tutti li alzarono e gridarono la stessa frase, coprendo il capo della ribellione e dando all’esercito romano un grande esempio di fedeltà e unione.
Questa rubrica rappresenta un progetto che nasce con l’ obiettivo di conoscere e far conoscere ognuno degli appartenenti a questa squadra che, al di là dello sport, si impone come un’ideale, un modo di essere.
Lampante è l’impegno che questi ragazzi portano avanti con la diffusa comunità africana presente sul territorio di san Nicola la Strada. Sono sempre di più, infatti, i giocatori “di colore” entrati in squadra, presi dalla strada e strappati da una vita di emarginazione e pregiudizi a cui sono costretti tutti, o quasi, gli extracomunitari.
Parlando un po’ con loro, non senza difficoltà di comprensione, capiamo che le motivazioni che li spingono a lasciare paese di origine, famiglia, amici ed ogni cosa, vanno ben oltre la semplice speranza di migliorare le condizioni di vita.
Siamo riusciti ad intervistare Musa, un ragazzone di 27 anni che viene dal Gambia, tanto alto quanto gentile.

È in Italia da due anni, anche se non era questa la destinazione che aveva previsto. Come tanti, è arrivato su un barcone stracarico e ora vive in una casa famiglia in provincia di Caserta.
Perché hai deciso di lasciare il tuo paese?
A casa mia non si vive bene, cresci nell’indifferenza di tutti. Mia madre è morta quando ero piccolo, mio padre viveva in un’altra città, per cui sono cresciuto con mio zio. Ma non ero suo figlio, quindi non si occupava di me, mi garantiva solo la sopravvivenza. Io ho iniziato da piccolo a lavorare come fabbro, anche 18 ore al giorno.

Come hai iniziato a giocare a rugby?
Un ragazzo che viveva nella mia stessa casa famiglia una sera ha preso un borsone, mi ha spiegato che andava a fare allenamento di rugby. Ho giocato in Gambia a football americano, quando Lamyn mi ha parlato del rugby mi sono molto incuriosito. Purtroppo in quel perdiodo a causa del lavoro non potevo seguire gli allenamenti. Quando ho cambiato lavoro, ho iniziato subito ad allenarmi.

Ti piace far parte dello Spartacus? Come ti senti quando giochi a rugby?
Mi sento bene, mi piace molto giocare, condividere questa passione con altri ragazzi come me. Poi stare con i ragazzi dello Spartacus mi fa sentire in famiglia. Dimentico di essere in un altro paese, mi sento a casa.

Che progetti hai per il futuro?
Mi piacerebbe rimanere in Italia, mi trovo molto bene qui a Caserta. Ho intenzione di mettere su famiglia, mi manca tanto averne una e voglio continuare a giocare a rugby finchè potrò.
Un nome, un volto, un colore, un pregiudizio. Ognuno ha la sua storia, ognuno le sue speranze. Ogni ragazzo, ogni atleta, è una parte importante di questa squadra, e scrive la storia del rugby in Campania insieme a noi.

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