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Incendio in via Giotto, Aveta sollecita il sindaco: “Soluzioni urgenti per le condizioni delle trenta famiglie”

Un intervento urgente per migliorare le condizioni di accoglienza delle famiglie sgomberate dall’immobile di via Giotto dopo l’incendio dei giorni scorsi. È la richiesta di Raffaele Aveta, capogruppo di “Alleanza per la città – M5S – Verdi”, all’amministrazione comunale di Santa Maria Capua Vetere.

«Trenta nuclei familiari – spiega il leader dell’opposizione – hanno dovuto lasciare la loro casa e sono attualmente ospitati in altre strutture, anche fuori città, in condizioni di enorme disagio. In alcuni casi non hanno neanche la possibilità di utilizzare un bagno privato, ma devono condividere servizi igienici in comune con altre famiglie. A tutto ciò aggiungiamo anche che il servizio di navetta è attivo solo due volte al giorno (la mattina alle 8, con rientro la sera alle 19) e non è presente il sabato e la domenica».

Aveta sollecita il sindaco e l’amministrazione comunale a farsi parte attiva, in maniera decisa e con estrema urgenza, nei confronti dei vertici  dell’Acer (ex Iacp) per risolvere, da un lato, l’emergenza creatasi in via Giotto e, dall’altro, per migliorare sensibilmente le condizioni di accoglienza delle trenta famiglie sgomberate. Ma le sollecitazioni all’Acer dovrebbero andare anche nella direzione di una maggiore attenzione alle condizioni generali di degrado degli immobili ex Iacp.

«Queste persone – conclude Aveta – si trovano costrette a vivere in una condizione assolutamente precaria e scarsamente dignitosa. Molti di loro trovano insufficiente il servizio di navetta, tanto da avere difficoltà a onorare gli impegni di lavoro. E non poterne usufruire anche il sabato e la domenica, inoltre, crea anche disagio nei rapporti personali, per esempio con i parenti o amici. L’uso di bagni in comune, soprattutto in tempi di recrudescenza dei contagi da Covid, è inaccettabile sotto ogni punto di vista. Si tratta di una vera emergenza, alla quale il sindaco deve trovare una soluzione migliore di quella provvisoria fin qui adottata. Non dimentichiamo, infatti, che tra questi trenta nuclei familiari ci sono persone disabili, malati oncologici e anziani, che non possono essere lasciati in quelle condizioni precarie».