Quanto successo nella giornata di domenica 11 Giugno ha del surreale o, meglio, dell’inimmaginabile. La denuncia arriva dall’Associazione “Opus Est A.P.S.” che ha, come scopo proprio, la valorizzazione e la tutela del nostro patrimonio Storico e Ambientale.
Il sito di rilevanza archeologica preso di mira è il Castellum Aquae rimanente a confine tra la città di San Prisco e quella di Santa Maria Capua Vetere, un’importante e rara testimonianza, ancora in essere, dell’Acquedotto Augusteo dell’Antica Capua. La struttura forniva un’ingente e fondamentale quantità d’acqua a una delle Città più importanti e prospere dell’impero Romano: Capua, per l’appunto, e dunque Santa Maria Capua Vetere.
Il Castellum aquae, allo stato chiuso per lavori di ristrutturazione nell’ambito del progetto “Appia Reginae Viarum”, finanziato a valere sul fondo Sviluppo e Coesione 2014/2020, è stato oggetto – come denuncia “Opus Est” sulla base delle testimonianze fornite da alcuni residenti della zona – di atto vandalico che, a prima vista, sembrava essere la scena di un’incidente stradale.
I testimoni raccontano, invece, che un gruppo di ragazzi, già “noti” in zona per schiamazzi e disordini, si sarebbe accanito su una porzione delle recinzione perimetrale del sito archeologico, provocandone il crollo.
Una bravata che lascia sgomenti e che, solo per puro caso, non ha provocato danni più seri ai resti archeologici, per fortuna scansati dal crollo del muro e delle grate di protezione.
Come si può arrivare a tanto?
Come possono le “nuove generazioni”, nelle cui mani è riposta la speranza per un futuro migliore, accanirsi contro beni che sono parte del loro retaggio?
Quello di domenica non è solo una bravata di ragazzini, ma è l’ ennesimo esempio fallimentare del ruolo educativo di famiglie e Istituzioni.
Proprio verso la sensibilizzazione delle nuove generazioni, l’associazione dirigerà le prossime iniziative future che vedranno proporre progetti di valorizzazione e conoscenza del patrimonio storico- culturale.

