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Alla Mondadori la presentazione del toccante libro “Annuccia di Torchiara” di Alba di Spartaco alias Salvatore Cocchiaro

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Delusione, voglia di emergere, passione, amore e rivoluzione: queste le parole chiave del libro “Annuccia di Torchiara” del sammaritano Salvatore Cocchiaro, presentato alla Mondadori di Santa Maria Capua Vetere di Giuseppe Munno, con la presenza di Francesco Verde, traduttore ed editore, e Pasquale Clemente, Direttore del “Roma”. I due moderatori ci hanno permesso di comprendere la profondità che si cela dietro questa toccante biografia, tra rimandi culturali, esperienze e situazioni dolorose. I lettori potrebbero chiedersi come mai lo scrittore ha deciso di redigere una autobiografia e non un romanzo legato alla propria vita? La risposta l’ha data lo stesso scrittore, dichiarando che i ricordi e le esperienze vissute sono state talmente intense che un romanzo forse non sarebbe mai riuscito a dare quella vis letteraria che invece trapela da queste pagine. Importante la prefazione, in cui il Cocchiaro, con un susseguirsi di domande retoriche, si mette a nudo e guida il lettore nella lettura dell’opera, come un padre con un figlio. La particolarità del libro consiste nella scelta di inserire anche delle foto, che orientano chi legge nel susseguirsi degli eventi, che presto diverranno una pellicola. Lo pseudonimo utilizzato, “L’alba di Spartaco”, con riferimento al famoso gladiatore che sfidò Roma repubblicana, si spiega perché vuole essere un omaggio a questo personaggio storico ma anche un riferimento all’inizio di una nuova esistenza, dopo tanti drammi, vittorie, sconfitte e ricordi. Toccante il titolo con la foto di copertina, delicato e profondo atto d’amore verso la donna amata; il sottotitolo in basso, invece, ci spiega il contenuto: “romanzo d’amore, di politica e di vicende postali”. In breve, l’amore inizialmente verso la sua città, Santa Maria Capua Vetere, che l’ha profondamente ferito, verso il suo lavoro, che invece gli ha dato enormi soddisfazioni, verso Annuccia, il suo alter ego; la politica questo rapporto di conflitto e di intesa che lo ha accompagnato per molto tempo; vicende postali, che sono uno dei capisaldi dello scritto. Un ricordo particolare anche quello del francescano Padre Michele, esponente della Gioventù Francescana, che spingeva verso la teologia della liberazione, contro l’allora DC, per questo esiliato a Roccamonfina. Spartaco e Padre Michele sono stati i motivi fondanti per cui l’autore ha deciso di partire, avendo vinto giovanissimo il concorso nelle Poste. Da lì la sua avventura in questo mondo, che lo ha formato ma che gli ha permesso di emergere fino a diventare una figura dirigenziale, non prima essere stato sindacalista, scontrandosi con dirigenti incapaci, dipendenti poco onesti e sindacalisti non interessati. Eppure l’incontro più importante per la sua vita è con Anna di Torchiara, anch’ella lavoratrice dirigenziale prima alla banca ed in seguito passata alle poste, instancabile sebbene con una differenza con il Cocchiaro: ella era una stacanovista mentre egli vedeva nelle Poste un alto ideale popolare, il luogo del popolo, quasi una missione da portare innanzi.

Come ha esplicitato il Cocchiaro:

<< Anna. Questo libro nasce da un momento in cui mi sono fermato. Da una vita di coppia alla solitudine. Non volevo scrivere un libro ma solo una riflessione su cosa fare! Così ho deciso di scrivere sulle tre cose più importanti della mia vita: le Poste, la Politica e l’Amore. >>

Il libro è dedicato anche al borgo che Anna amava, Torchiara, vicino ad Agropoli, e come ha spiegato l’autore è una sorta di guida turistica, per far ammirare la bellezza del luogo: la malinconia del ricordo si è trasformata in un viaggio di scoperta grazie ad Anna e del borgo. A conclusione dell’incontro è stato bellissimo anche il ricordo del caffè con Vittorio Gassman, un altro bellissimo paragrafo del libro.

Scrivere di ricordi non è semplice ma il Cocchiaro ci ha aperto un mondo, grazie alla sua vicenda biografica.

di Giuseppe Papale